Raku una parola nata da un carattere preso dalla parola Jurakudai il nome del palazzo costruito per il samurai e signore Hideyoshi (Nagoya 1536-1598). Nasce in Giappone nel periodo Mamoyama, nome del castello di tosatomi Hideyoshi, per opera dell’incontro di due figure Chojiro e Sen No Rikyu. Il primo è un abile vasaio , la sua origine è un po’ controversa , molti ritengono che sia coreano portato da Hideyoshi dopo la guerra con la Corea per la costruzione del Jurakudai e dei suppellettili in ceramica per la cerimonia del tè tanto ricercati in quel periodo. Altre fonti attribuiscono a Ameya un ceramista originario della Cina , la paternità di Chojiro. A giustificare la prima tesi c’è la campagna di Corea con il suo saccheggio di suppellettili in ceramica, mentre per la seconda c’è una produzione in Giappone più precisamente in Kyoto di ceramiche a tre colori (san-cai) tipiche dello stile cinese e dell’apparizione nel periodo Momoyama di ciotole con smalto nero, una presumibile evoluzione dello smalto Temmoku cinese. Si attribuisce alla mamma di Chojiro Teirin intorno al 1550 la prima ciotola in smalto nero fatta in stile raku. A confermare l’esistenza di Chojiro troviamo una tegola a forma di leone firmata “ fatta da Chojiro nell’estate del 1574” Sen No Rikyu ( Sakai 1522-1591) nato in una città portuale vicino Osaka , probabilmente faceva parte della classe mercantile, era un devoto del buddismo zen , aveva frequentato il monastero Daitoku-ji dove aveva approfondito gli studi tanto da divenire maestro della cerimonia del tè sotto il signore Oda Nobunaga nel 1580. Questo ruolo permetteva a Sen No Rikyu di influenzare lo sviluppo della cultura del tè e gettare le basi alla cerimonia del tè così come la intendiamo noi. La sua visione (wabi) infatti era rivolta ad una cerimonia più semplice, austera, un’estensione della filosofia Zen, lontana da quel concetto di propaganda politica che invece sia con Nobunaga che con Hideyoshi richiamava molte ricchezze. Hideyoshi infatti come il suo predecessore investì molti soldi nella cerimonia del tè sia in suppellettili che chiamando maestri sempre più famosi. La sua figura è anche ricordata per la sala da tè portatile ricoperta da lamine d’oro e stoffa rossa tale da essere chiamata la camera dorata (kigame no zashiki) un ottima propaganda per il suo potere e la sua raffinatezza. Queste due visioni portarono però molto presto a forti scontri tra le due personalità tanto che nel 1591 il maestro Sen No Rikjiu si suicidò . Prima di morire offrì del tè al signore Hideyoshi nella sua chashitsu , compose una poesia di addio ed incise il suo ultimo chasaku, cucchiaio di bambù a cui diede il nome di Namida (lacrime). Questo avvenimento viene anche descritto come l’esecuzione da parte di Sen No Rikyu di un ordine, il seppoku (il suicidio) da parte di Hideyoshi. Nella sua ricerca di semplicità Sen No Rikyu entrò in contatto durante la costruzione del Jurakudai con il ceramista Chojiro al quale commissionò le nuove tipologie di tazze che sarebbero servite per il nuovo stile di cerimonia del tè da lui introdotto. Le tazze inizialmente conosciute come ima-yaki (oggetti di adesso, fatti adesso) presero, dopo il riconoscimento con il sigillo d’oro dell’imperatore Hideyoshi a Chojiro come più abile ceramista, il nome di Juraku-yaki . Juraku-yaki forse oltre ad indicare quegli oggetti che prenderanno poi il nome di raku indica il luogo (vicino al palazzo jurakudai) dove veniva presa l’argilla per farli. Raku diventerà anche il nome della famiglia che per qundici generazioni ha prodotto oggetti in questo stile. Per oltre 400 anni il nome raku è passato attraverso le successive generazioni famigliari e per studenti stimati che ricevevano il titolo di “figli adottivi“ L’introduzione del raku in Europa avviene tramite un ceramista inglese Bernard Leach il quale nel suo libro “A Potter’s book” racconta una cerimonia del tè a cui aveva partecipato e descrive una cottura raku fatta a Tokyo nel 1911. Il raku come lo pratichiamo noi deriva da un’interpretazione americana dell’idea raku originaria. Paul Soldner nel 1960 introduce in America questa tecnica incrementandola con la parte che prevede una affumicatura post cottura.
Nel raku attuale il legame filosofico al concetto iniziale è molto debole tanto che già lo stesso Soldner nel 1979 in un convegno sul raku in Kyoto espresse l’idea di cambiare il nome di queste nuove ceramiche non adottando più il termine Raku. L’idea non venne accolta ed ancora oggi noi chiamiamo questa tecnica raku.
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